COTTO ED IL MEDICO FERMANO MARGARITO



Al Madison Square Garden di New York, il portoricano Miguel Angel Cotto ha conservato la corona WBA dei pesi medi jr, sconfiggendo il messicano Antonio Margarito per TKO pochi secondi dopo l'inizio del decimo round, quando l'arbitro ha deciso di non far continuare la sfida a causa della completa chiusura del suo ormai  "famoso" occhio destro.

Il problema del messicano era ben noto, occorso a seguito della terribile sconfitta subita per mano del filippino Manny Pacquiao e conseguente intervento chirurgico, ed il ritardo nel rilascio della licenza da parte della Commissione Atletica di New York, a causa  di alcuni dubbi sulla sua effettiva guarigione, ne erano la conferma. Ma nessuno avrebbe potuto immaginare che già dopo pochi rounds questo problema potesse ripresentarsi in un modo così chiaro e lampante, e francamente ci domandiamo se questa sia solo una incredibile coincidenza o una mancanza grave delle autorità mediche. 

Ma torniamo alla cronaca, che ha visto la prima parte della contesa interpreatata dai due protagonisti sulla falsariga del primo match, con il portoricano a farsi preferire per numero e varietà dei colpi ed il messicano a cercare lo scambio e la corta distanza. Fino a metò match si è avuta l'impressione che Cotto, nonostante la chiara supremazia nei punteggi, mal digerisse il lavoro del messicano, sopratutto quello al corpo, ed in ogni scambio dava l'impressione di uscirne peggio del rivale, che anche questa volta dimostrava una resistenza ai colpi a tratti incredibile.

Cotto, meno potente, resistente, ma pugile molto più completo di Margarito, resosi conto della durezza dell'avversario e dopo un terzo round in cui subiva qualche colpo di troppo, decideva saggiamente di snaturare la propria indole guerriera per portare il match sul terreno più ostile al "Tornado di Tijuana", incapace ancora una volta di variare il prorio assetto tattico, vero grande limite di questo coraggioso campione, e sottraendosi così alla sua superiorità fisica .

Una scelta intelligente quella del portoricano, che nonostante avesse promesso una punizione esemplare al rivale, reo secondo lui di averlo battuto nel primo incontro grazie a dei bendaggi irregolari, dal terzo round in poi (l'unico vinto dal messicano), ha cercato si portare a casa il match nel modo più efficace possibile, evitando i colpi del rivale e puntando tutto sulla propria superiortà tecnica. Pedalando all'indietro, evitando gli attacchi avversari con repentini spostamenti laterali, adoperando come non mai il clinch (mai eccessivamente), gestendo saggiamente le energie e colpendo l'avversario sul suo punto debole, quell'occhio destro già menomato dopo poche riprese che continuava a peggiorare dopo ogni colpo incassato. Tutto questo fino all'inizio della decima ripresa, quando il medico decideva di interrompere l'incontro, consegnando nelle mani del portoricano la meritata vittoria.

Mettendo da parte le polemiche sui presunti imbrogli del primo episodio e sulla bontà di questa vittoria, continuo a considerare Margarito la nemesi pugilistica di Cotto (almeno del Cotto che siamo abituati a vedere), più potente e più resistente del portoricano, anche se di molto inferiore tecnicamente e tatticamente, ed una strategia come quella dei primi tre rounds, molto simile a quella attuata nel 2008, difficilmente sarebbe risultata vincente, con o senza gesso nei guantoni.

Meglio aver usato la testa, il cuore, la tecnica e l'intelligenza tattica, qualità importanti quanto la potenza e la resistenza ai colpi, con buona pace di chi voleva una sanguinosa vendetta e che dovrà accontentaresi "solo" di una gran bella vittoria per TKO, il cui valore assoluto è solo lievemente sbiadito dal dubbio sulle condizioni fisiche di Margarito


(video del match)

(video conferenza stampa post match)

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