MARQUEZ BATTE PACQUIAO, MA NON PER I GIUDICI


Poche ora fa, sul ring dell'MGM Grand di Las Vegas, negli Stati Uniti, il filippino Manny Pacquiao (+54 -3 =2, 38 ko) ha sconfitto con un discutibile verdetto ai punti il messicano Juan Manuel Marquez (+53 -6 =1, 39 ko), nel terzo capitolo della loro saga. 114-114, 115-113 e 116-112 i cartellini dei giudici. (video del match)
Il match è stato vinto chiaramente dal messicano, seppur non con ampi margini e nonostante il verdetto avverso, autore di una prova autorevole che ha lasciato senza parole molti degli addetti ai lavori, che pronosticavano per lui una dolorosa quanto rapida debacle. Ed ha lasciato di stucco anche Pacquaio, che mai come questa volta è apparso timido e balbettante, incapace di imbastire una reazione alle veloci ripartenze del guerriero atzeca.
"Styles make fights" quindi, una frase inflazionata nel mondo del pugilato, che mai come in questa occasione aiuta spiegare il perchè di questo risultato, dove un pugile dotato di una eccellente scelta di tempo è riuscito nell'impresa di pedalare all'indietro e di rientrare rapidamente, riuscendo a colpire con veloci sfuriate il rivale che si è dimostrato incapace di variare il proprio assetto tattico. Sembrerebbe semplice ma non lo è, sopratutto contro il più pericoloso colpitore in circolazione, che avrebbe potuto punire quegli affondi in maniera definitiva.
Ma Marquez è stato praticamente perfetto, ha affronatato il pericolsissimo rivale demolendolo in primo luogo mentalmente, forte dei due precedenti incontri dove si era fatto preferire nonostante i verdetti a lui non favorevoli. Ed è apparso subito chiaro che Manny Pacquaio, considerato da tutti una macchina da guerra, a lui non faceva poi così paura, avendo imparato a conoscerne sul ring pregi e difetti. E su uno di questi, ovvero sull'insofferenza del filippino ad essere "aspettato" e boxato di rimessa, ha costruito questo che sarebbe dovuta essere una storica vittoria.
Pacquaio, di contro, è sembrato l'ombra di se stesso, abulico, timoroso, quasi impaurito, ed ha dato l'impressione che qualcosa durante la preparazione al match non fosse andata come previsto. Merito dell'avversario, certo, ma anche lui è sembrato non essere al top, sopratutto al confronto delle straripanti esibizioni a cui ci aveva abituato negli ultimi anni.
Che dire del verdetto? Che non rispecchia quanto visto sul ring, che non rende onore a questo splendido sport, che umilia il vincitore ufficiale e che demoralizza un campione come il messicano, che  passerà alla storia come il pugile che ha sconfitto tre volte Pacquaio senza vincere mai.

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